STORIA DELL’AZIENDA DI VILLA PINCIANA
Prima degli innumerevoli insediamenti medioevali, Capalbio ha conosciuto presenze preistoriche, etrusche e romane che hanno lasciato importanti testimonianze storico-artistiche su tutto il territorio della Maremma. La Maremma di un tempo era una terra difficile, una grande quantità di terreno era chiuso nella morsa della palude e infestato dalla malaria, il lavoro era perlopiù inesistente o stagionale, si viveva di stenti e di brigantaggio. A metà dell’Ottocento inizia l’opera di bonifica di tutto il territorio voluta dal Granduca Leopoldo II dei Lorena, che voleva renderlo accessibile alla produzione agricola. Era il periodo che dalla pastorizia si voleva passare all’agricoltura. La bonifica del comprensorio, data la grandissima estensione dell'area, presentava molte difficoltà tecniche, e richiedeva un notevole impiego di risorse e conoscenze, per piccoli stati come quello del Granducato di Toscana.  Il 27 aprile 1928 Leopoldo II emanò l'editto per la bonificazione della Maremma a spese dello Stato

 

I lavori cominciarono sulla fine del 1829 e vi furono impiegati circa cinquemila operai arrivati da varie parti della Toscana e anche da altri stati italiani e esteri. Il figlio del conte Camillo, Guido Della Gherardesca, volle con gli anni continuare la benefica opera del padre; ma il parere discorde d’ingegneri, di periti e d’idraulici, lo costrinse a sospendere la messa in opera del suo progetto.

 

Quello che era riuscito impossibile a tanti uomini di scienza e ingegneri dell'epoca, riuscì facile a un uomo oscuro e modesto: il "fattore di Bolgheri", Giuseppe Mazzanti. Costui, ricco dei lumi dell'esperienza e dell'osservazione che aveva fatto del naturale movimento delle acque durante le piogge, chiuse il canale detto Seggio Vecchio e ne scavò un altro detto Seggio Nuovo, per la qual cosa gli estesissimi campi prima paludosi divennero fertilissimi. Il 26 aprile 1830 fu il giorno fatidico; terminato il lavoro di costruzione del nuovo canale, le acque dell'Ombrone arrivarono velocissime nella palude bonificando tutto il territorio circostante.

 

Vinta la malaria e grazie alla bonifica, molte persone raggiunsero la Maremma alla ricerca di un’occupazione, nel 1941 come tanti altri loro compagni, i fratelli Rotilio e Virgilio Baglioni lasciarono Pitigliano alla ricerca di un lavoro. L’occasione la trovarono a Capalbio nell’azienda di Mario Magrini proprietario di uno dei latifondi più grandi della zona. Vi lavorarono per più di dieci anni, quando nel 1951 con la riforma agraria e l'istituzione dell'Ente Maremma, la vita dei contadini cambiò. Dopo secoli e secoli di latifondo i terreni vennero frazionati e assegnati alle migliaia di donne e uomini che avevano lavorato duramente il territorio, contribuendo all’impresa di risanamento che, attraverso la redistribuzione della proprietà delle terre coltivabili incarnava gli ideali di ricostruzione, anche sociale, dell’Italia repubblicana del secondo dopoguerra. E’ in questo momento che i fratelli Virgilio e Rotilio Baglioni, divennero padroni delle terre che avevano lavorato per anni, circa 22 ettari a testa, 44 ettari totali. La superficie molto estesa annoverava  orti, vigne, coltivazioni di  grano e foraggio, pascoli di vacche, maiali e animali da cortile. Non mancavano i cavalli con cui si muovevano le vacche o ci si spostava da un podere all’altro. Entrambi i fratelli, con le loro numerose famiglie, quattro figli a testa, vivevano in un grande caseggiato rurale posto di fronte all’odierno agriturismo, abitazione che li ospitava dal 41’. Una casa abbastanza grande da contenere otto ragazzi ma non sufficientemente capiente da ospitare tutti i figli cresciuti e le loro famiglie.

 

Nel 1959 i due fratelli, per motivi di spazio, decidono di dividersi, Rotilio resta nel vecchio casolare  e Virgilio, insieme ai figli rimasti a Capalbio, decidono di costruire una nuova casa nel terreno di fronte a quello di Rosilio, denominato: Podere 69,  parte di una serie di appezzamenti chiamati Villa Pinciana. L’abitazione che progettarono la chiamarono “ Villa Pinciana”. Il fabbricato  era uno di quei casali tipici del periodo  dell’Ente Maremma, realizzato su due piani, con la parte inferiore adibita a stalla e magazzino e quella superiore a abitazione. La casa vantava una vista superlativa che andava dal Borgo Medioevale agli innumerevoli olivi che nel tempo aumentarono dando alla proprietà l’aspetto di essere un mare verde costantemente sospinto dalla brezza del vento. Olivi, frutteti e vigneti divennero teatro della vita di Vitaliano e Sandra, figlio e nuora di Virgilio, padre e madre di Alessandro, che per molti anni crebbe insieme al fratello Rossano, nell’amore per quella terra. Una nuova generazione di Baglioni che, ancora una volta sceglieva di non abbandonare la terra.  Alessandro con la moglie Francesca, decidono di farsi carico dell’azienda trasformandola  in azienda agrituristica, dandogli il nome: “Agriturismo Antica Pinciana “ in onore dei padri e dei nonni che per quelle terre tanto avevano faticato. Sotto la guida esperta di Vitaliano, modernizzano l’azienda ampliano le produzioni di ortaggi e carciofi, ripiantano gli alberi da frutto, vinificano esclusivamente per l’agriturismo, chiamando il primo vino di loro produzione “Rossano” in memoria del fratello scomparso. La passione di Francesca riporta i cavalli nell’azienda dando inizio all’attività di addestramento e allevamento di cavalli di razza Frisone e aprendo un piccolo maneggio per soddisfare le esigenze degli amanti dell’equitazione. Una nuova famiglia che ancora una volta cerca di preservare dal degrado dei tempi un angolo di Paradiso rimasto intatto nel tempo. Una lunga, lunghissima storia piena di suggestione e di lavoro che continua ad emozionare con i piccoli di Alessandro e Francesca neo generazioni di Baglioni.

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Azienda Agrituristica antica pinciana - strada di Villa Pinciana, 2 - 58011 capalbio (gr)
anticapinciana@gmail.com - Tel. 0564 896281 - Mob. 335 6251182